“Non avere paura del lupo, figlio, perché il lupo sei tu.”

Alfine giunse natale.

Stavolta senza stampelle.

Alla fine di un anno, se mai ne ho vissuti di simili, veramente di merda. Purtuttavia é arrivato Natale, siamo tutti ancora (inaspettatamente) qui. E ci stringiamo un pò di più del solito e siamo anche più contenti del solito. Primo Natale senza stampelle dopo due inverni zoppicanti. Secondo Natale col ninno, anche se l’anno scorso era un aggeggio un pò più facile da trattare e contenere, ma anche molto meno partecipativo.

Iniziamo questo bilancio natalizio con il lavoro. A parte tarantelle, é stato un anno in cui sono venute in superficie tutte le bestie che nuotavano sott’acqua, nella ridicola lotta per il potere in quella regione campania che é immobilizzata da avidità e incompetenza abbastanza diffuse, ma che arrivano fino a un certo livello. Man mano che si scende di livello subentrano la sfiducia, lo schifo e l’insofferenza.

Che, alla fine,  é bene che ci sia. Spingerà quelli che si sono fatti il culo per decenni a stringere i denti,  o a prendere i forconi. Perché se non é vero quello che si dice della manovra finanziaria, che pagano sempre gli stessi, sicuramente é vero che i livelli alti di cui si parlava prima, sono spesso trattati bene a prescindere da quello che fanno. E così si va verso il baratro,  nonostante chi fatichi si spacchi la schiena sopra e sotto i treni.Perché se é vero che il lavoro paga sempre, non é vero che ha sempre uguale valore. Siamo in un sistema, tutti collegati da frecce, fili di lana o seta o nylon che ci vincolano nei movimenti, in dipendenza di quello che succede e che fanno gli altri, ci racchiudono come bozzoli o ci feriscono. Per cui magari se io mi gratto la pancia (o chiacchiero di yacht, pianifico scalate al potere, o manovro per nascondermi nell’ombra), tolgo tutto il senso al  lavoro di qualcun altro, non riesco a supportarlo, spezzo un anello di quella catena di cui siamo tutti parte per produrre quello che é racchiuso nelle chiacchiere scritte nella ‘missione aziendale’. Vanifico il lavoro di tanti. E chi fa affidamento sul nostro prodotto, beh, che si fotta. Prenderà la macchina, o l’autobus se non può permetterselo.  E’ molto diverso da chi fa un errore cercando di fare il proprio lavoro. Molto. Ma se non riusciamo a comprenderlo, beh.

Sono finiti, o sospesi, chissà, gli anni meno dignitosi della politica italiana. Non i peggiori, probabilmente, ma sicuramente i meno dignitosi. Giullari nani ballerine bestie feroci che andavano in giro a rappresentare l’italia, mangiando sulle spalle di quelli che invece si fanno il culo, mantenendo le proprie vite ignobili.

Ignobili, é un pò forte, ma é così. Non voglio entrare nel dettaglio, che m’incazzo, ma  é così. E lo sappiamo bene, anche chi li ha incoscientemente mandati a comandare, lo sa, anche se la sua coscienza si ribella, é anche colpa sua. Oltre che di quelli, tra cui mi annovero, che non hanno fatto abbastanza per combatterli.

Per cui buon Natale, e per l’anno prossimo cerchiamo un pò tutti di combattere di più perché i parassiti che stanno in giro non riescano a sopravvivere facendo quello che hanno sempre fatto, e tenendo ognuno un pò più d’occhio il terreno che difendiamo ogni giorno, mostrare i denti, abbaiare e se necessario azzannare chi voglia sporcare con la propria disonestà quel fazzoletto di dignità che difendiamo.

In bocca al Lupo.

 

 

 

~ di MeMorY LosT su sabato, 24 dicembre 2011.

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