Com natureza …
“Uma vez que voce tem um objetivo na mente, a manifestaçao fisica desse objetivo vai sair com natureza no corpo” - Chicago
Sembra semplice, detta così.
Ma quel ‘com natureza’ va costruito.
Anni e anni di ripetizioni, di movimenti, di piccoli miglioramenti, cambi di orizzonti, cambi di sensazioni e sentimenti.
Ci sono varie canzoni che cantano della voglia, della foga del principiante che cerca di bruciare le tappe del percorso, trascinati dall’energia che la capoeira dà e dai primi passi che ti portano nel mondo nuovo. Dicono tutte più o meno le stesse cose, ‘…. agua demais até mesmo mata a planta.’ . Anche la troppa acqua può uccidere una pianta. Una volta imparate le prime cose, ci si annoia a provarle e riprovarle, con martello e scalpello affinarle, farle entrare dentro, farle diventare parti di un linguaggio.
Il Jogo de Capoeira é un dialogo, e le tecniche sono le sillabe. Un principiante é come un bambino (uno spettacolo affascinante, vedere come cambia il modo di guardare, di toccare e afferrare le cose, comunicare e muoversi), impara a dire le prime sillabe molto rapidamente; ma per iniziare a parlare ce ne vuole. Inizieranno a uscire prima le prime parole, quelle semplici (pa-pa, ma-ma), poi un pò più complesse. Poi le prime frasi. Poi i periodi lunghi, poi i discorsi, inizia a migliorare la forma, le modalità di motivazione e di sostenere le idee, di gestire il contraddittorio o lo scambio di informazioni. Iniziano gli inghippi.
Molti di noi non arrivano nemmeno a metà del percorso; io stesso che scrivo questo blog ogni tanto, e che scrivo già molto meglio della maggior parte di quelli che conosco, mi rifugio spesso in costruzioni brevi, poco articolate, per mantenere una certa facilità di pensiero e scrittura.
Senza ma-ma e senza ba-ba non si arriverà mai a batracomiomachia (la parola), figurarsi a leggere il poema. Così senza ginga non si arriva a nulla, nel jogo, così come senza le basi non si arriva alla costruzione di un dialogo complesso, nel jogo; tutt’al più si arriverà a brevi sprazzi di dialogo immersi in decine di movimenti solitari. Più si sarà capaci di capire cosa sta succedendo di fronte a noi in roda, cosa che, per quanto io pensi sia basilare per un capoerista, non é così diffusa. Purtroppo, spesso l’umiltà di valutarsi per quello che si é non c’é. Si pensa di aver raggiunto dei grossi traguardi quando si riescea ‘ffà o’piezz”, che poi sarebbe una approssimazione sporca e imprecisa di qualcosa di visto fare, e poi si passa appresso. Senza lavorare sulla pulizia, la precisione, il perfezionare qualcosa di cui si é iniziato a capire vagamente e istintivamente le meccaniche, per portarlo avanti, inserirlo in una parola e, poi, una frase.
Capoeristi balbettanti, insomma.

