Un pollo con una zampa sola …. mangia … cade.

Nezinho. Nel titolo. Un’altra delle tante esperienze che mi ha dato la capoeira. Tutte significative, tutte che sono rimaste là a  macerare nella mia testa fino al momento debito.

Un’esperienza come quella di essere in stampelle. Mai avuta. Si, infortuni, tarantelle a dozzine tra me e il mio corpo, a volte ci siamo guardati in cagnesco per un pò, adesso ci rispettiamo. Lo spingo, spero mai troppo, perché mi faccia andare avanti. A scarrozzare sui treni, a jogar capoeira, a tenere in braccio mio figlio.

Tutte cose che sono sospese per un pò.

Vorrei prendere un pò di frasi dettemi in ordine sparso negli ultimi giorni da qualcuno che mi hanno dato un pò di spunti per riflettere.

Come dice il saggio, ‘roda gira, nas voltas que mundo da, quem hoje esta de baixo, amanha vai està pra cima‘. La ruota gira, e tutti saliamo e scendiamo. e nel frattempo utilizziamo le nostre energie per cercare di rimanere  / salire il più in alto possibile. Coincidenza, m’é stata ripetuta in italiano per telefono da mia cugina. Forse perché un’operazione chirurgica é proprio un momento di slancio verso l’alto. Beh, si, é questo oscillare comunque che fa la nostra vita, che ci rende la vita interessante. Sarà poi che ognuno di noi ha una propria idea di alto e basso differente e propria a seconda delle proprie esperienze, educazione, cultura, e che la mia idea si sposta in continuazione verso l’altro, sono incontentabile, direbbe mia madre. Infatti al momento non é che sto tanto de baixo, se ci penso bene. Ma sempre in stampelle.

E questo si collega alla seconda citazione ‘Vi invidio moltissimo, nel senso buono, però‘.

Detto dalla persona che mi ha messo su quel tavolo operatorio su cui stavo due settimane fa a quest’ora, attraverso cui ho risolto una grossa parte dei problemi che finammò il padreterno m’ha mandato. Con un figlio i problemi diventano mille volte di più, lo so, non immagino proprio, ma per ora …. fortunato. Fortunato perché ho avuto genitori con un cervello, che mi hanno amato e mi amano senza dimostrarlo troppo, a cui sono riuscito a far scampare una notte in ospedale. Non si dovrebbe stare una notte in ospedale col proprio figlio di trent’anni.  E’ compito degli amici, questo. E fortunatamente ne ho avuto uno.  Ma l’invidia si riferiva a mia moglie, a mio figlio. Al coraggio di costruire una famiglia. In una terra in cui avere speranza é un lusso, e comunque richiede molto coraggio. Perché alzarsi ogni giorno, e andare a lavorare mettendosi l’armatura per cercare di non essere corrotto dal qualunquismo pagnottistico e dall’accattonaggio al potere che ti circonda, e portare un pò di quelle competenze che pian piano ci si costruisce nelle operazioni di ogni gioron, finché qualcuno non decide che non serve competenza, ma accondiscendenza. E mille volte fortunato se ho qualcuno a fianco che quando torno a casa mi abbraccia per farmi capire quanto mi ama, e ogni mattina mi risponde ‘vai amore mio’ al puntuale ‘nun c’a facc” di ogni mattina feriale, dopo essere stata svegliata quel paio di volte dal piccolo, amorevole demone urlante.

Passiamo a ‘E’ una prova in più, per farti diventare più forte‘ . Risposta: Bellicazzi.

Ma quante cazzo di prove? E poi, ero così debole all’inizio? E quanto devo diventare forte? Ma vabbé, anche qui perplessità solo se guardo solo a me stesso. C’é chi di prove ne ha superate parecchie parecchio più dure. Se guardo a me stesso tre anni fa, un bel pò di dolore in meno, un bel pò di tristezza, errori, e cose belle in meno, penso che mi troverei abbastanza diverso da ora, non so quanto mi piacerei. Anche se tre anni sembrano pochi, probabilmente approverei poco :) Ma alla fine già ero più o meno quello che sono adesso, forse solo meno cosciente del mio essere solo un fagiolo nel calderone dell’umanità. Questo si collega a:

Io farei fare a tutti due cose: il militare e del tempo in ospedale‘ il sig. apicella, mio vicino di letto.

Tempo in ospedale non so se da paziente o per aiutare, cmq, sicuramente passare una settimana in una camera da quattro letti con altre tre persone che stanno passando altri guai non può che farti capire un pò di più quanto siamo bene o male tutti uguali, quando soffriamo. Immagino che lo siamo anche in guerra, messi davanti all’obbligo di uccidere, se non si vuole morire. E il contatto con la sofferenza altrui bene o male non può che farti riflettere. Sul fatto che, dopotutto, i guai passati da te non sono tanto terribili come ti piace pensare nei tuoi pensieri notturni. Quelli in cui ti dipingi come una vittima del padreterno o del caso, o dei complotti altrui. Puttanate, dopo tutto. E magari esce l’uomo che é in te, quello capace di tante cose a dispetto di tutto. Quello degli Enea, Majorana, di quelli che vanno avanti nonostante tutto, e tutti. Quelli che si mantengono limpidi nonostante lo schifo intorno, in una terra di compromessi e camorra.

O magari continui a piangerti addosso, bah.

 

 

~ di MeMorY LosT su sabato, 11 dicembre 2010.

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