Quando si muore.
Quando si muore, non si pensa più al proprio ruolo. Non si pensa più al fatto di essere qualcosa per qualcuno.
Non si pensa più di poter valere qualcosa oltre il proprio stipendio, e si cerca solo di prendere qualche moneta in più oppure far vedere di essere grandi. E si pensa di dover schiacciare chiunque faccia notare che forse non é questo il meglio della gestione aziendale, che i soldi risparmiati con i calcoli, le previsioni, le valutazioni, le piccole picconate che si danno al sistema possono essere semplicemente buttati nel cesso con una piccola manovra di acquisto o affidamento appalti.
Ti dimentichi, che potresti cambiare il mondo. Cosa fai tutta la giornata? Complottini, tiri mancini, bastoni tra le ruote. Chiamiamo i referenti politici, sentiamo che potere ho. Cerchiamo di riscuotere i debiti, vendiamoci l’indipendenza, perché mi sono ficcato in mente che non può esserci indipendenza oltre quello che voglio io. E gli altri? Incompetenti e lenti e stupidi.
Capire che bruci di essere stati messi da parte, lo si capisce. C’é una possibilità di costruire, e non si costruisce, si distrugge il più possibile, si porta all’immobilità un’azienda che già ha le sue difficoltà a cercare di essere competitiva.
Vabbé. Tutto ciò per lanciare la canzone:


…e quando si diventa papà?
Cosa si pensa?