Down to Top pervasive enterprise development
Ogni tanto mi diverto (non so se si era capito
) a giocare con le parole. Oggi mi sò inventato ’sta sigla (potevo anche scrivere d2t-ped ma sarebbe stato esagerato
), e scrivo qualcosa in proposito, così faccio contento chi non gradisce il blogging del nord-est fatto di post in codice, poesia e letteratura intimistico-esistenziale. Tra l’altro é anche un pò che non scrivo io nei miei panni e non come altri. Ovviamente, anche questi pensieri sono nati dal guardare il mare. Ma non poteva essere altrimenti.
Fondamentalmente, quello che significa il titolo del post é più o meno qualcosa come: far evolvere un’impresa quando non si hanno i poteri formali per farlo.
Pensate a questa cosa un attimo più del necessario per metterla, disinteressati, in un angolo della vostra mente
e cerchiamo un attimo di dedurre qualcosa già da queste due righe di definizione:
- Se non hai i poteri per farlo, probabilmente, non hai neanche i MEZZI per farlo
- Se non hai i mezzi per farlo, sicuramente, non vieni pagato come se ci si aspettasse che tu lo faccia
- Se tu che non hai mezzi, potere, e salario per farlo, ma hai comunque la spinta a farlo, probabilmente significa che qualcuno tra te e la testa dell”enterprise’ in questione se ne fotte altamente.
L’unica leva che si ha allora per esercitare un minimo di potere, é la forza dello sbattimento. Andare, farsi vedere, fare, parlare, risolvere problemi a persone che non erano abituate ad avere qualcuno che li ‘curasse’, farsi carico di questioni non risolte (a volte non risolvibili, ma questo é un effetto secondario della megalomania intrinseca in questo tipo di azione), sollevare problemi, mettersi in discussione e cercare di imparare da tutti, e qualcuno un giorno, forse si illuminerà e racconterà a tuo figlio di quando ti sei messo una tuta e un casco e sei andato a farti una chiavica sotto un treno.
Ecco, non so da cosa mi derivi questa spinta al fare; forse é una cosa genetica, più probabilmente culturale. Quando é uscito, mi sò comprato subito un Tamagotchi, era l’idea di avere qualcosa in tasca che evolvesse da sé secondo qualche indicazione che gli davo, che mi divertica un sacco; in più era jappo e elettronica e schifosamente NERD ….
Forse é che sono colonizzatore, cerco di insediarmi un pò in tutto quello che tocco, un pezzo di memoria in subaffitto, ma forse é quello che dicevo l’altra sera al ‘club di mimì metallurgico’. E’ la passione per tutto ciò che si può far andare avanti, per entrare in una cosa che fai e lasciandoci un pò di te, quello che fai piano piano entra in quello che sei, e lo porti altrove. E’ quello che qualcuno chiama ‘ho vissuto un pò più di te’.
Ma non si misura in anni. Si misura in Joule.
E’ energia, spesa, investita, data, regalata, a processi, gruppi, aziende, ma soprattutto alle persone che sono dentro queste parole.
E’ social engineering, come avrebbe detto Fravia+.
E’ un processo complicato, lungo, frustrante, che ha la sua base nell’interesse per le persone.
Cià.
~ di MeMorY LosT su Mercoledì, 30 Aprile 2008.
Pubblicato in ferroviere, ingegnere, sognatore
Tag: energia, fravia+, social engineering, tamagotchi



Hai ragione,marignè….oltretutto è anche un modo per sentirsi “con la coscienza apposto” …e poter dire “vabbè io almeno ci ho provato”.
Continua così non è tempo perso!! Soprattutto per i consigli che mi dai e che puntualmtente non ascolto ehehe
AXE