Mese iniziato, ormai stiamo a Natale, ma mi sembrava di esserci già qualche settimana fa.
Mese iniziato con un’uscita e un infortunio, io che convivo con il mio corpo che fa le bizze, e appena lo curo un pò meno mi fa sentire che é lui che comanda… Glielo faccio credere, se serve per farlo guarire meglio, o per conviverci meglio.
Mese iniziato con una trasferta Triarte a Roma, dove mancavamo da tanto. Per la prima volta é venuto con me qualcuno che ho curato direttamente dall’inizio del suo percorso capoeristico.
E’ un’emozione, é come vedersi giocare due volte, prendere e dare il doppio dell’energia, confrontarsi due volte con gli altri e con se stesso, e divertirsi due volte.
E’ stato bello giocare senza troppi problemi, con persone con più esperienza di me senza dovermi fare problemi di non fargli male, andare piano, non urtare la suscettibilità, prendersene cura in quanto principianti. Andavo, il mio ruolo era un altro, non quello. E confrontarsi, e vedere un pò di risultati del proprio lavoro, oltre a soffrire dei propri acciacchi che , come tutto, se condivisi, sembrano un pò più leggeri, e si prende energia per andare avanti.
E riflettevo, che il sacrificio, alla fine paga. E l’apertura, magari ti fa beccare un calcio o una spazzata a tradimento, ma nel frattempo ti sarai preso anche un bel pò di energia da persone con cui altrimenti non saresti entrato in contatto, e magari un pò di stima e affetto. E tornavo a pensare al secchio.
E’ importante, ogni tanto, chiudersi, fare una palla di sé e dei propri amici e cercare di curarsi e isolarsi, ma non può essere sempre, questo. E’ importante, e tanto, andare e farsi vedere, come una bandiera, e sentire dietro di sé tutti quelli che ci accompagnano tutti i giorni, e sentire forte, sul proprio petto, quel logo che non é più un pò di grafica tricolore, ma diventa sudore, sorrisi, abbracci, parole, fatica, e, appunto, sacrifici.
Uscendo, capisci davvero quanto sai e quanto non sai, ti togli da una stanzetta e entri in un palazzetto, in una piazza, e vedi meglio come ti muovi, come cammini, come ti relazioni, come ti guardano gli altri, e come parlano di te, come giocano in roda con te, come ti fanno stare o come ti cacciano. Entri in contatto con la realtà, se la realtà dove vai ha una sua interezza, e non é la realtà limitata che ti piace vedere solo perché é quella più vicina a te, quella della tua città, che non é molto di più della tua stanza, e che, onestamente, non ha molte attrattive.
E l’infortunio, beh, é bello accorgersi quanto si possa riuscire a fare se si vuole aiutare qualcuno che si ama, foss’anche alzarsi mezz’ora prima, che la settimana precedente sembrava impossibile, e preparare tutto in modo che sia facile raggiungerlo durante tutta la giornata
In tutto ciò, non si riesce a essere presenti quanto si vorrebbe. I succedanei di allenamento che si riescono a sostenere senza dolore non bastano a me né servono al gruppo, e le volte in cui mi vado ad allenare sono spesso pesanti, dolorose. E a volte vorresti che qualcuno ti prendesse per mano, ma il tempo é passato, e il ruolo di chi ti guida é diverso, e il tuo modo di crescere é e deve essere diverso, e qualcuno già ti vede un pò come una guida, responsabilità, solitudine.
E tutto sta nel riuscire a prendere energia dalle fonti giuste. E farle crescere e curarle cosicché quando servono, siano lì, con piacere, a curarsi un pò di noi