2010

•giovedì, 14 gennaio 2010 • 1 commento

Primo post del 2010, un anno fecondo, da come mi é stato pronosticato.

Spero, più che altro, un anno meno faticoso. Non so se migliore é la parola giusta. C’é tanto di bello in un anno, per quanto statisticamente schifoso possa essere. Ci sono poi alcuni anni in cui ti senti che al 31 dicembre sei più grande della persona che eri al 1 gennaio. Nonostante le difficoltà e la fatica di alzarsi,  in gran parte dei giorni di quell’anno, senza sapere che fine si fa. Nonostante il dolore di arrivare fin là, magari ti ricordi degli abbracci dei sorrisi e delle parole di persone che ti vogliono bene. Sapere che i problemi non sono finiti beh, é più leggero sapendo che c’é qualcuno  a cui fa piacere alleggerirti un pò.

E insegna molto. E ti ripaga di tante cose. Di serate passate nella sala fredda di una palestra a 30 km di distanza per fare lezione e dare qualcosa, o anche di libri letti e di giornate passate spulciando informazioni alla ricerca di esercizi migliori per ognuno,  O forse anche di un ‘hey, ti vedo giù, ma che é successo?’ inaspettato da un collega solitamente apparentemente distaccato (io),che é costato un pò di fatica. Intanto ci butto là il primo video di questo post, così, con nonchalance, tra l’altro pensavo che quasi tutti quelli che metterò saranno già apparsi qui sul blog, ma vabbé :D

Ci sono anni in cui le cose nascono un giorno, e l’altro ne muoiono altre. Anni in cui un giorno muore un amico e l’altro nasce qualcosa di grande nella tua vita. Ogni giorno succede, ma non lo vediamo, finché non succede a noi. E magari tutto quello che é successo, errori, stupidità, perdita, fatica e sofferenza senza senso, nostra o di chi ci sta attorno, ti rende un pò migliore ogni giorno, sicuramente più forte, e soprattutto in alcuni momenti bisognerà scegliere un pò cosa fare, prendendo un pò di cazzotti dal mondo, come regolarsi per il seguito. Un giorno si sceglierà di odiare ’sta vita di merda. Un altro magari di dare ragione ad un pluriomicida da telefilm pensando che ‘Life has not to be perfect, it just has to be…. lived.’. Tutte queste giornate, affrontate col sorriso o con un grugno incazzato, aprendosi o sfidando il mondo a colpirti più forte, hanno, in comune, la sensazione di essere una macchina che corre, senza quasi più benzina.

E però continui a correre. Dopotutto non c’é molto altro che sai fare. O che sei buono a fare. Andare, dare sudore a quelle cose che contano per te. E ascoltare le persone, cercare di capire e sentirle. Magari farti domande che non ti sei mai fatto, domande anche un pò scomode, che ti mettono spalle al muro. Da cui partono riflessioni, su persone che ti sorprendono, o che ti deludono, nonostante anni di amicizia e dedizione. E prendi decisioni. Sempre correndo però. E se davvero avremo finito la benzina, beh…. che fare …

E vabbé andremo con la frizione, o senza marcia, anche se non si potrebbe, sperando di durare il più a lungo possibile.

Perché c’é a chi quel motore, altro che senza benzina. Ti ritrovi a pensare a cosa rappresentava per te quella persona, cprima che il motore esplodesse, così, senza un perché. Un perché c’é sempre, ma non é alla nostra portata. E allora ancora  domande. Domande di quelle che ti cambiano, tra un battito di ciglia e un altro degli occhi sbarrati in una notte d’estate in cui vorresti tenerti abbracciato a chi cerca, faticosamente, di riempirti continuamente il serbatoio, ma il corpo si rifiuta.
Come biasimarlo, cù ’stu caldo. E piano piano inizi a pensare cosa fosse per te quella persona, cosa ti ha insegnato in quel pò di tempo condiviso, magari sempre distratti da altro, e ti ritrovi, sudatissimo, dolorante, a due ore dalla sveglia a sorridere, e poi a ridere pensando a quel pò di tempo. E ti addormenti sapendo che qualcosa di buono é nato in te a causa di quelle persone. Magari eri solo un bambino, ma lo sai. E sperando che quando sarà il momento, qualcuno pensi lo stesso di te.

E vedi piano piano sfilacciarsi qualcosa per cui hai lavorato duro per quasi dieci anni, e il tutto inizia da te. Da dentro di te, da quel corpo che hai cercato di sentire, da cui hai imparato tanto, e che tutt’a un tratto decide che non avevi ragione tu, ma tutti quelli per cui quel sudore era sprecato, passatempi da ragazzini, da ignoranti e nullafacenti. E ogni giorno quelle riflessioni fatte mesi prima si dimostrano più vere e fondate, ma non puoi trasformarle in fatti, nelle condizioni in cui sei. E vedi che c’é chi, coscientemente, o no, trascura e esce da progetti lunghi anni. O li lascia andare là, a morire senza lottare, per la codardia di non mettersi in discussione. Sperando che magari qualcun altro li porti avanti. Senza nemmeno saltare prima che la nave affondi, magari. E in un altro contesto qualcuno invece lotta anche per te, credendo fortemente in te,cercando  di farti andare avanti crescendo sempre di più, imparando e affrontando problemi nuovi e vari e grossi.

E in tutto questo, magari, non c’é tanto tempo per ringraziare chi insieme a me sta sopportando quest’anno non solo in prima singolare, ma anche in prima persona plurale, e che ha deciso quest’anno di mettersi al dito un peso bello grosso, e di toglierne un bel pò dalle mie spalle. E di dirle tante cose, che, come ho già scritto, questa canzone un pò dice. E richiama sensazioni che beh, dopo anni, sono sempre uguali.

Ti ho trovato

•giovedì, 23 luglio 2009 • Lascia un commento

Ti ho trovato, tra un’onda e l’altra

Nuotando più in là delle mie abitudini,

Sentendo più forte quello che ho in me.

Ti ho trovata,

Nascosta dietro il tuo corpo

Ti ho vista, fatta d’argento e di madreperla,

Di odore di basilico

E colore di terra

Quando non ti guardavo,

E non ti toccavo,

Avevi odore, colori,

di tutto quel che sentivo, e vedevo.

Quando come sabbia mi sfuggivi dalle dita

ti sentivo grattare dietro ogni costola,

dentro ogni respiro.

Adesso, quando ti trovo, ogni mattina, da tanto,

al mio fanco,

Hai il colore della prima luce che vedo,

l’odore dell’aria che mi ridà, ogni mattina,

la vita.

Nuvole

•giovedì, 2 aprile 2009 • 1 commento

Ieri tornando a casa, ho visto il tramonto.

Non era una di quelle cose con spiaggia sole palme e signorine.

Nè col sole, a dir la verità.

Era un tramonto pieno di colori diversi. Pieno di Napoli. Era un tramonto pieno di me, e di te.

Con nuvole turchesi e arancio, con colori accesi e colori cupi.

Con un vulcano, che osservava un pò tutto, pensando

Questo sì che mi piace!

Col mare agitato solcato da navi,

con gente preoccupata sui parapetti a guardare quel mare,

In cui da qualche altra parte qualcuno annegava.

E c’erano case, di tanti colori, e forme diverse

Certo, non regge, ma alcune ospitali.

In alcune qualcuno tramava e uccideva

In altre qualcuno amava e curava

E tutto, nel cielo, condensato in

Blu, arancio e grigio.

Il Lonfo

•giovedì, 26 febbraio 2009 • Lascia un commento

Il lonfo mi ha accompagnato un pò per la mia infanzia, ed é un esempio di come le parole possono essere malleabili e sfaccettate in mano a un maestro.

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.
E’ frusco il Lonfo! E’ pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’ alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

Fosco Maraini

Brick Walls are there for a reason

•lunedì, 16 febbraio 2009 • Lascia un commento

Dicembre, Napoli

•domenica, 7 dicembre 2008 • Lascia un commento

Mese iniziato, ormai stiamo a Natale, ma mi sembrava di esserci già qualche settimana fa.

Mese iniziato con un’uscita e un infortunio,  io che convivo con il mio corpo che fa le bizze, e appena lo curo un pò meno mi fa sentire che é lui che comanda… Glielo faccio credere, se serve per farlo guarire meglio, o per conviverci meglio.

Mese iniziato con una trasferta Triarte a Roma, dove mancavamo da tanto. Per la prima volta é venuto con me qualcuno che ho curato direttamente dall’inizio del suo percorso capoeristico.

E’ un’emozione, é come vedersi giocare due volte, prendere e dare il doppio dell’energia, confrontarsi due volte con gli altri e con se stesso, e divertirsi due volte.

E’ stato bello giocare senza troppi problemi, con persone con più esperienza di me senza dovermi fare problemi di non fargli male, andare piano, non urtare la suscettibilità, prendersene cura in quanto principianti. Andavo, il mio ruolo era un altro, non quello. E confrontarsi, e vedere un pò di risultati del proprio lavoro, oltre a soffrire dei propri acciacchi che , come tutto, se condivisi, sembrano un pò più leggeri, e si prende energia per andare avanti.

E riflettevo, che il sacrificio, alla fine paga. E l’apertura, magari ti fa beccare un calcio o una spazzata a tradimento, ma nel frattempo ti sarai preso anche un bel pò di energia da persone con cui altrimenti non saresti entrato in contatto, e magari un pò di stima e affetto. E tornavo a pensare al secchio.

E’ importante, ogni tanto, chiudersi, fare una palla di sé e dei propri amici e cercare di curarsi e isolarsi, ma non può essere sempre, questo. E’ importante, e tanto, andare e farsi vedere, come una bandiera, e sentire dietro di sé tutti quelli che ci accompagnano tutti i giorni, e sentire forte, sul proprio petto, quel logo che non é più un pò di grafica tricolore, ma diventa sudore, sorrisi, abbracci, parole, fatica, e, appunto, sacrifici.

Uscendo, capisci davvero quanto sai e quanto non sai, ti togli da una stanzetta e entri in un palazzetto, in una piazza, e vedi meglio come ti muovi, come cammini, come ti relazioni, come ti guardano gli altri, e come parlano di te, come giocano in roda con te, come ti fanno stare o come ti cacciano. Entri in contatto con la realtà, se la realtà dove vai ha una sua interezza, e non é la realtà limitata che ti piace vedere solo perché é quella più vicina a te, quella della tua città, che non é molto di più della tua stanza, e che, onestamente, non ha molte attrattive.

E l’infortunio, beh, é bello accorgersi quanto si possa riuscire a fare se si vuole aiutare qualcuno che si ama, foss’anche alzarsi mezz’ora prima, che la settimana precedente sembrava impossibile, e preparare tutto in modo che sia facile raggiungerlo durante tutta la giornata :)

In tutto ciò, non si riesce a essere presenti quanto si vorrebbe. I succedanei di allenamento che si riescono a sostenere senza dolore non bastano a me né servono al gruppo, e le volte in cui mi vado ad allenare sono spesso pesanti, dolorose. E a volte vorresti che qualcuno ti prendesse per mano, ma il tempo é passato, e il ruolo di chi ti guida é diverso, e il tuo modo di crescere é e deve essere diverso, e qualcuno già ti vede un pò come una guida, responsabilità, solitudine.

E tutto sta nel riuscire a prendere energia dalle fonti giuste. E farle crescere e curarle cosicché quando servono, siano lì, con piacere, a curarsi un pò di noi :D

Xangô é destronado e se torna um Orixá

•mercoledì, 26 novembre 2008 • Lascia un commento

Xangô gostava de guerra mais que de qualquer outra coisa.

Sempre enviava seus exércitos para em seu nome

destruir cidades de outros reinos.

Um dia o seu proprio povo, o povo de Oiò, se reuniu e proclamou:

“Nosso rei arruina todos os reinos vizinhos.

Nos queremos ter não apenas um rei que nos de escravos, mas sim um rei que nos de o que comer”

[...]

Xangô havia sido destronado por seu povo.

Disse que entendia o que estava acontecendo

e que ele mesmo estava cansado dessa vida tão mesquinha.

Mas o povo não escutava.

Então, Xangô saiu da cidade e entrou na floresta.

E na floresta se enforcou  numa arvore.

Rita Levi Montalcini

•sabato, 22 novembre 2008 • Lascia un commento

La signora del titolo, premio Nobel, alla tenera età di 99 anni, é stata stasera intervistata da Fazio.

Ha detto una cosa che in modo più lucido, più familiare, più poetico, racchiude molto di quello che penso, con molto coraggio in più, sulla domanda riguardo la morte che Fazio le pone, risponde “La morte non conta niente, contano come e quanto vengono recepiti i messaggi che diamo, soprattutto ai giovani”.

Il cane esploso

•martedì, 18 novembre 2008 • Lascia un commento

http://www.explodingdog.com/title/lookaheadthefutureisclose.html

Tem que lutar

•venerdì, 14 novembre 2008 • Lascia un commento

… come direbbe qualcuno…. MA SERIO .

 Deixa de lado esse baixo astral
 Erga a cabeça, espante o mal
 Que agindo assim será vital
 Para o seu coração
 Porque em cada experiência
 Se aprende uma lição
 Eu já sofri por amar assim
 Me dediquei mas foi tudo em vão
 Pra que se lamentar
 Se em sua vida
Pode encontrar
 Quem te ame
 Com toda a força e amor
 Assim sucumbirá a dor
 Tem que lutar
 Não se abater
 Só se entregar
 Pra quem te merecer
 Não estou dando nem vendendo
 Como o ditado diz:
 O meu conselho é pra te ver feliz